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Buddismo 
Buddhismo
Il Buddhismo (sanscrito buddha-
Origini del termine
La parola Buddhismo è di recente coniatura, introdotta in Europa nel XIX secolo per riferirsi a ciò che è correlabile agli insegnamenti di Siddhartha Gautama in quanto Buddha. In realtà un'unica parola per esprimere questo concetto non esiste in nessuno dei paesi asiatici originari di tale tradizione religiosa.La traduzione dei termini originari letteralmente va intesa come "insegnamento del Buddha" (sanscrito buddha-
Definizione
Il Buddhismo, per la sua natura non teista, ha dato e continua a dare una elevata difficoltà di definizione. Sono infatti presenti in esso elementi propri delle religioni, quali un corpus dottrinale, riti, precetti e un sistema di interpretazione della realtà e dell'origine dell'esistenza, insieme a elementi più propri di una filosofia, o di pratiche cosiddette spirituali. L'aspetto sovrannaturale, pur presente nelle maggiori scuole e tradizioni, non presenta il riferimento a divinità supreme, come nelle religioni abramitiche, e salvo alcune eccezioni (a.e. nell'Amidismo) non prevede il culto di alcun essere trascendente, considerando casomai le divinità mutuate dalle religioni preesistenti e quelle proprie come facenti parte, assieme all'uomo e a tutte le altre creature viventi, del ciclo del divenire e della sofferenza.
Benché sia un sistema non fondato su posizioni teistiche, il Buddhismo è prevalentemente considerato in tutto e per tutto una religione; ciò è particolarmente evidente nei paesi asiatici dove manifesta una larga influenza culturale. Il fatto che il Buddha abbia sempre evitato di inculcare delle idee dogmatiche sull'Assoluto, ha indotto alcuni studiosi a considerare il suo insegnamento come una dottrina atea. Più propriamente l'insegnamento del Buddha è fondato su un approccio di conoscenza della realtà di tipo esperienziale e non dogmatico; secondo tale prospettiva, qualsiasi presa di posizioni "a priori" sulla realtà, teista come atea, risulta metodologicamente fallace. Pertanto, se proprio si volesse dare al Buddhismo una catalogazione, sarebbe più appropriato considerarlo come un sistema agnostico.
Nel considerare il Buddhismo una sorta di ascesi filosofica, sono stati fatti paragoni con la dialettica platonica, il cui scopo era ascendere al puro mondo delle idee, o alle scuole ellenistiche che adoperavano la ricerca speculativa per ottenere uno stato mentale al riparo dai turbamenti emotivi (come nello Stoicismo o nell'Epicureismo). Infine, secondo ulteriori interpretazioni, il Buddhismo prescinde dai concetti di teismo, ateismo e filosofia di vita e quindi non andrebbe annoverato fra le religioni, né fra le ideologie e le filosofie.
Il Buddhismo, nella sua forma Mahayana originatasi dalla intepretazione dei discorsi di Gautama Buddha da parte di Nagarjuna, non ritiene che il sacro sia separato dal profano (dalla 'mondanità'), ma afferma che l'uomo, e ciò che lo circonda, è ed è immerso in una realtà sacra e già di per sé risvegliata.
Storia
La storia del Buddhismo inizia nel VI secolo a.C., con la predicazione di Gautama Buddha. Nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è evoluta adattandosi ai vari paesi, epoche e culture che ha attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta indiana elementi culturali ellenistici, dell'Asia Centrale, dell'Estremo Oriente e del Sud-
I fondamenti del Buddhismo
Monaco buddhista in meditazione nel Wat Mahathat (Sukhothai, Thailandia).
All'origine ed a fondamento del Buddhismo troviamo le Quattro nobili verità. Si narra che il Buddha, meditando sotto l'albero della bodhi, le comprese nel momento del proprio risveglio spirituale .
Esse sono riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Sa?yutta Nikaya del Canone pali e nel Canone cinese nello Záhánjing (, giapp. Zogon agonkyo, collocato nello Ahánbù, T.D. 99.2.1a-
Questo è, sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha, tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Sarnath vicino Varanasi (detta anche Benares) nel 528 a.C. ai suoi primi cinque discepoli, all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya, nell'odierno stato del Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale.
Questo discorso è quindi anche detto il "Discorso di Benares", fondamentale per il Buddhismo, che da questo prende le mosse, tanto dal farlo considerare l'evento che dà inizio al Dharma (sans., Dhamma, pali), ossia la dottrina buddhista. La ricorrenza di questo evento è infatti oggi festeggiato nei paesi di tradizione theravada con la festa di Maga Puja, il "giorno del Dhamma". Da altri è invece considerato il punto d'inizio della prima comunità buddhista, formata proprio da quei cinque asceti che lo avevano abbandonato anni prima sfiduciati, dopo essere stati a lungo suoi discepoli.
In questo discorso si identifica il Buddhismo come "La Via di Mezzo" (sanscrito Madhyamapratipad, pali Majjhima pa?ipada) in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana di condotta di vita evitando tanto gli eccessi e gli assolutismi, quanto il lassismo e l'individualismo.
Nell'esposizione di questo insegnamento il Buddha enuncia le Quattro nobili verità, frutto del proprio risveglio spirituale testè raggiunto. Queste "Quattro Nobili Verità" contemplano l'aspetto pratico della condotta di vita e della pratica spirituale buddhista nel cosiddetto Nobile ottuplice sentiero, che costituisce il secondo cardine dottrinale del Buddhismo.
I punti salienti della visione buddhista della realtà percettiva, l'unica indirizzata dall'insegnamento del Buddha, sono:
1. la dottrina della sofferenza o du?kha (sans., dukkha, pali), ossia che tutti gli aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza sia se li si vuole trattenere ed essi cessano, sia se ce se ne vuole separare ed essi permangono.
2. la dottrina dell'impermanenza o anitya (sans., anicca, pali), ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono;
3. la dottrina dell'assenza di un io eterno e immutabile (ossia di un'anima), la cosiddetta dottrina dell'anatman (sans., anatta, pali) come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti.
Tale visione viene integrata nella:
* dottrina della coproduzione condizionata, ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega l'uomo alle illusioni e agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale.
Un elemento importante del Buddhismo, nella versione originaria di Siddhartha Gautama, è la conferma dell'esistenza delle divinità come già proclamate dalla letteratura religiosa vedica. Così nel Majjhima nikaya (100, II-
Testi buddhisti
Il monaco buddhista Geshe Konchog Wangdu legge dei sutra da una vecchia edizione xilografica del Kanjur.
Fra i testi più antichi del Buddhismo si annoverano i cosiddetti canoni: il Canone Pali (o Pali Tipitaka), il Canone cinese (Dàzàng jing), e il Canone tibetano (composto dal Kanjyur e dal Tenjyur) così denominati in base alla lingua degli scritti.
Il Canone Pali è proprio del Buddhismo Theravada, e si compone di tre pi?aka, o canestri: il Vinaya Pi?aka, o canestro della disciplina, con le regole di vita dei monaci; il Sutta Pi?aka o canestro della dottrina, con i sermoni del Buddha; infine l'Abhidhamma Pi?aka o canestro della fenomenologia in ambito cosmologico, psicologico e metafisico, che raccoglie gli approfondimenti alla dottrina esposta nel Sutta Pi?aka.
Il Canone cinese si compone di 2.184 testi a cui vanno aggiunti 3.136 supplementi tutti raccolti in 85 volumi. Il Canone tibetano si suddivide in due raccolte, il Kangyur (composto da 600 testi, in 98 volumi, riporta discorsi attribuiti al Buddha Shakyamuni) e il Tanjur (Raccolta, in 224 volumi, di 3.626 testi tra commentari e insegnamenti). Parte dei Canoni cinese e tibetano si rifanno ad un precedente Canone tradotto in sanscrito ibrido sotto l'Impero Kushan e poi andato in buona parte perduto. Questi due Canoni furono adottati dalla tradizione Mahayana che prevalse sia in Cina che in Tibet. Il Canone sanscrito riportava tutti i testi delle differenti antiche scuole e dei differenti insegnamenti presenti nell'Impero Kushan. La traduzione di tutte queste opere dalle originali lingue pracritiche a quella sanscrita (una sorta di lingua dotta 'internazionale' come lo fu il latino nel Medioevo europeo) fu voluta dagli stessi imperatori kushan. Buona parte di questi testi furono successivamente trasferiti in Tibet e in Cina sia da missionari kushani (ma anche persiani e sogdiani), sia riportati in patria da pellegrini. Da segnalare che le regole monastiche (Vinaya) delle scuole presenti oggi in Tibet e in Cina derivano da due antichissime scuole indiane (vedi Buddhismo dei Nikaya), rispettivamente dalla Mulasarvastivada e dalla Dharmaguptaka.
Correnti del Buddhismo
In India
Il Buddhismo si estinse in India, paese d'origine, approssimativamente attorno al XIV secolo. Tuttavia durante più di 1500 anni di storia il Buddhismo Indiano ha sviluppato indirizzi e interpretazioni diverse, anche estremamente complesse. Lo sviluppo di tale complessità si rese necessaria con il continuo confronto dottrinale sia all'esterno delle Comunità monastiche con le scuole Brahmaniche e Jaina, sia all'interno delle stesse per svelare progressivamente gli insegnamenti (soprattutto i c.d. "inesprimibili") contenuti negli antichi Agama-
* Il Buddhismo dei Nikaya, un insieme di scuole buddhiste sorte nei primi secoli dopo la morte del Buddha Shakyamuni (vedi anche Concili buddhisti) che non riconoscevano la canonicità degli insegnamenti riportati nei Prajnaparamitasutra e nel Sutra del Loto, scritture successivamente denominate come sutra Mahayana e che oggi compaiono nel Canone cinese e nel Canone tibetano. Da una di queste scuole del Buddhismo dei Nikaya, la Vibhajyavada, origina l'importante scuola cingalese, tutt'oggi diffusa nel Sud-
* Buddhismo Mahayana o del "Grande Veicolo", sviluppatosi a partire da alcune comunità buddhiste antiche ma con l'accoglimento degli insegnamenti riportati nei Prajñaparamita Sutra e del Sutra del Loto. Buona parte del Buddhismo Indiano a partire dal II secolo fino alla sua scomparsa è rappresentato o influenzato da questa corrente, in seno alla quale meritano particolare menzione gli indirizzi Madhyamika, Cittamatra e il Buddhismo Vajrayana. La quasi totalità delle differenti scuole oggi presenti in Estremo Oriente appartengono a questo Veicolo.
* Il Buddhismo Tantrico è anch'esso Mahayana, e rappresenta la controparte buddhista di un fenomeno più ampio nelle religioni dell'India, il Tantrismo, che ha influenzato anche l'Induismo. Si sviluppò in seno al Buddhismo Mahayana e ne influenzò profondamente la pratica, almeno dal VI secolo in poi. Anche noto come Mantrayana, la sua forma più organizzata è più conosciuta come Buddhismo Vajrayana o Veicolo del Diamante. Antiche cronache del Buddhismo come la "Storia dell'avvento del Dharma in India" (tib. rGyar-
Il Buddhismo fuori dall'India
Un moderno tempio buddhista a Qibao, Shanghai, Cina.
Tra le tradizioni che fuori dall'India hanno avuto una lunga storia e un'evoluzione in parte indipendente ricordiamo:
* Il Buddhismo Theravada o degli Anziani: Sri Lanka, Myanmar, Thailandia, Cambogia e Laos.
* Il Buddhismo cinese, che è storicamente all'origine del Buddhismo coreano, del Buddhismo giapponese e di una parte del Buddhismo vietnamita. Dal Buddhismo giapponese proviene la scuola buddhista Zen che unitamente al nuova organizzazione religiosa, anch'essa di orgine giapponese, Soka Gakkai, risulta tra le scuole buddhiste più diffuse in Occidente.
* Il Buddhismo tibetano praticato in Tibet e in Mongolia e in epoche diverse in Cina, Ladakh, Bhutan, parti del Nepal, presso i Tatari e i Calmucchi in Europa, nello Yunnan nord-
* Il Buddhismo in Occidente presente negli Stati Uniti, in Europa ma anche in Canada e in Australia.
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