Trova la tua luce interiore


Vai ai contenuti

Menu principale:


Buddismo

Culti Esoterici

Il Buddhismo (sanscrito buddha-sasana), scritto anche Buddismo, è una delle religioni più diffuse e tra le più antiche al mondo. Originato dagli insegnamenti di Siddhartha Gautama, si compendia nelle dottrine fondate sulle Quattro nobili verità (sanscrito Catvari-arya-satyani, pali Cattari aryasaccani). Con il termine Buddhismo si indica più in generale l'insieme di tradizioni, sistemi di pensiero, pratiche e tecniche spirituali, individuali e devozionali, nate dalle differenti interpretazioni di queste dottrine, che si sono evolute in modo anche molto eterogeneo e diversificato. Sorto nel VI secolo, a partire dall'India il Buddhismo si diffuse nei secoli successivi soprattutto nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente.

Origini del termine

La parola Buddhismo è di recente coniatura, introdotta in Europa nel XIX secolo per riferirsi a ciò che è correlabile agli insegnamenti di Siddhartha Gautama in quanto Buddha. In realtà un'unica parola per esprimere questo concetto non esiste in nessuno dei paesi asiatici originari di tale tradizione religiosa.La traduzione dei termini originari letteralmente va intesa come "insegnamento del Buddha" (sanscrito buddha-sasana, pali buddha-sasana, cinese pinyin fójiào Wade-Giles fo-tsung, giapponese bukkyo, tibetano sangs rgyas kyi bka' , coreano pulgyo, vietnamita ph?t giáo). Originariamente l' "insegnamento del Buddha" si denominava come DharmaVinaya o in pali DhammaVinaya (cinese falu, giapponese horitsu, tibetano chos 'dul ba, coreano pomnyul, vietnamita ph?t pháp), ma questa denominazione non ha avuto quella diffusione nelle lingue asiatiche diverse dal sanscrito e dal pali quanto invece la denominazione buddha-sasana. Altri termini sanscriti con cui viene indicato il Buddhismo, nella sua accezione di dottrina-insegnamento esposta dal Buddha Shakyamuni, sono: buddhânusasana, jinasasana, tathagatasasana, dharma, buddhânusasti, sasana, sastu, sasanam ma anche buddhadharma e buddhavacana.

Definizione

Il Buddhismo, per la sua natura non teista, ha dato e continua a dare una elevata difficoltà di definizione. Sono infatti presenti in esso elementi propri delle religioni, quali un corpus dottrinale, riti, precetti e un sistema di interpretazione della realtà e dell'origine dell'esistenza, insieme a elementi più propri di una filosofia, o di pratiche cosiddette spirituali. L'aspetto sovrannaturale, pur presente nelle maggiori scuole e tradizioni, non presenta il riferimento a divinità supreme, come nelle religioni abramitiche, e salvo alcune eccezioni (a.e. nell'Amidismo) non prevede il culto di alcun essere trascendente, considerando casomai le divinità mutuate dalle religioni preesistenti e quelle proprie come facenti parte, assieme all'uomo e a tutte le altre creature viventi, del ciclo del divenire e della sofferenza.

Benché sia un sistema non fondato su posizioni teistiche, il Buddhismo è prevalentemente considerato in tutto e per tutto una religione; ciò è particolarmente evidente nei paesi asiatici dove manifesta una larga influenza culturale. Il fatto che il Buddha abbia sempre evitato di inculcare delle idee dogmatiche sull'Assoluto, ha indotto alcuni studiosi a considerare il suo insegnamento come una dottrina atea. Più propriamente l'insegnamento del Buddha è fondato su un approccio di conoscenza della realtà di tipo esperienziale e non dogmatico; secondo tale prospettiva, qualsiasi presa di posizioni "a priori" sulla realtà, teista come atea, risulta metodologicamente fallace. Pertanto, se proprio si volesse dare al Buddhismo una catalogazione, sarebbe più appropriato considerarlo come un sistema agnostico.

Nel considerare il Buddhismo una sorta di ascesi filosofica, sono stati fatti paragoni con la dialettica platonica, il cui scopo era ascendere al puro mondo delle idee, o alle scuole ellenistiche che adoperavano la ricerca speculativa per ottenere uno stato mentale al riparo dai turbamenti emotivi (come nello Stoicismo o nell'Epicureismo). Infine, secondo ulteriori interpretazioni, il Buddhismo prescinde dai concetti di teismo, ateismo e filosofia di vita e quindi non andrebbe annoverato fra le religioni, né fra le ideologie e le filosofie.

Il Buddhismo, nella sua forma Mahayana originatasi dalla intepretazione dei discorsi di Gautama Buddha da parte di Nagarjuna, non ritiene che il sacro sia separato dal profano (dalla 'mondanità'), ma afferma che l'uomo, e ciò che lo circonda, è ed è immerso in una realtà sacra e già di per sé risvegliata.

Storia

La storia del Buddhismo inizia nel VI secolo a.C., con la predicazione di Gautama Buddha. Nel lungo periodo della sua esistenza, la religione si è evoluta adattandosi ai vari paesi, epoche e culture che ha attraversato, aggiungendo alla sua originale impronta indiana elementi culturali ellenistici, dell'Asia Centrale, dell'Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico; la sua diffusione geografica fu considerevole al punto di aver influenzato in diverse epoche storiche gran parte del continente asiatico. La storia del Buddhismo, come quella delle maggiori religioni, è anche caratterizzata da numerose correnti di pensiero e scismi, con la formazione di varie scuole; tra queste, le più importanti attualmente esistenti sono la scuola Theravada, le scuole del Mahayana e le scuole Vajrayana.

I fondamenti del Buddhismo

Monaco buddhista in meditazione nel Wat Mahathat (Sukhothai, Thailandia).

All'origine ed a fondamento del Buddhismo troviamo le Quattro nobili verità. Si narra che il Buddha, meditando sotto l'albero della bodhi, le comprese nel momento del proprio risveglio spirituale .

Esse sono riportate nel Dhammacakkappavattana Sutta del Sa?yutta Nikaya del Canone pali e nel Canone cinese nello Záhánjing (, giapp. Zogon agonkyo, collocato nello Ahánbù, T.D. 99.2.1a-373b) che poi è la traduzione in cinese del testo sanscrito Sa?yuktagama al cui interno è collocato il Dharmaçakrapravartana Sutra.

Questo è, sempre secondo la tradizione, il primo discorso del Buddha, tenuto nel parco delle gazzelle nei pressi di Sarnath vicino Varanasi (detta anche Benares) nel 528 a.C. ai suoi primi cinque discepoli, all'età di 35 anni, dopo che nei pressi del villaggio di Bodhgaya, nell'odierno stato del Bihar, aveva raggiunto il risveglio spirituale.

Questo discorso è quindi anche detto il "Discorso di Benares", fondamentale per il Buddhismo, che da questo prende le mosse, tanto dal farlo considerare l'evento che dà inizio al Dharma (sans., Dhamma, pali), ossia la dottrina buddhista. La ricorrenza di questo evento è infatti oggi festeggiato nei paesi di tradizione theravada con la festa di Maga Puja, il "giorno del Dhamma". Da altri è invece considerato il punto d'inizio della prima comunità buddhista, formata proprio da quei cinque asceti che lo avevano abbandonato anni prima sfiduciati, dopo essere stati a lungo suoi discepoli.

In questo discorso si identifica il Buddhismo come "La Via di Mezzo" (sanscrito Madhyamapratipad, pali Majjhima pa?ipada) in cui si riconosce che la retta condotta risiede nella linea mediana di condotta di vita evitando tanto gli eccessi e gli assolutismi, quanto il lassismo e l'individualismo.

Nell'esposizione di questo insegnamento il Buddha enuncia le Quattro nobili verità, frutto del proprio risveglio spirituale testè raggiunto. Queste "Quattro Nobili Verità" contemplano l'aspetto pratico della condotta di vita e della pratica spirituale buddhista nel cosiddetto Nobile ottuplice sentiero, che costituisce il secondo cardine dottrinale del Buddhismo.

I punti salienti della visione buddhista della realtà percettiva, l'unica indirizzata dall'insegnamento del Buddha, sono:

1. la dottrina della sofferenza o du?kha (sans., dukkha, pali), ossia che tutti gli aggregati (fisici o mentali) sono causa di sofferenza sia se li si vuole trattenere ed essi cessano, sia se ce se ne vuole separare ed essi permangono.
2. la dottrina dell'impermanenza o anitya (sans., anicca, pali), ossia che tutto quanto è composto di aggregati (fisici o mentali) è soggetto alla nascita ed è quindi soggetto a decadenza ed estinzione degli aggregati che lo sostengono;
3. la dottrina dell'assenza di un io eterno e immutabile (ossia di un'anima), la cosiddetta dottrina dell'anatman (sans., anatta, pali) come conseguenza di una riflessione sui due punti precedenti.

Tale visione viene integrata nella:

* dottrina della coproduzione condizionata, ossia del meccanismo di causa ed effetto che lega l'uomo alle illusioni e agli attaccamenti che costituiscono la base della sofferenza esistenziale.


Un elemento importante del Buddhismo, nella versione originaria di Siddhartha Gautama, è la conferma dell'esistenza delle divinità come già proclamate dalla letteratura religiosa vedica. Così nel Majjhima nikaya (100, II-212, vedi qui: ) dove al brahmano Sangarava che gli chiedeva se esistessero i Deva, il Buddha storico rispose: "I Deva esistono! È questo un fatto che io ho riconosciuto e su cui tutto il mondo è d'accordo". Sempre nei testi che raccolgono i suoi insegnamenti, testi riconosciuti tra i più antichi in assoluto e conservati sia nel Canone pali che nel Canone cinese e che la storiografia contemporanea inquadra nel termine Agama-Nikaya, il Buddha storico consiglia a due brahmana che, dopo aver dato da mangiare a uomini santi, si debba dedicare questa azione alle divinità (Deva) locali che restituiranno l'onore concesso loro assicurando il benessere dell'individuo (Digha-nikaya, 2,88-89, vedi anche qui: ). È evidente, a partire da questi due antichi brani, la certezza da parte del Buddha storico che le divinità esistessero e andassero onorate. A differenza, tuttavia, delle altre correnti religiose dell'epoca, il Buddha ritiene che le divinità non possano offrire all'uomo la salvezza dal Sasara, né un significato ultimo della propria esistenza. Va precisato, peraltro, che non esiste, né è mai esistita alcuna scuola buddhista al mondo che affermi, o abbia affermato, l'inesistenza delle divinità. Tuttavia la totale mancanza di centralità delle divinità nelle pratiche religiose e nelle dottrine buddhiste di tutte le epoche ha fatto considerare, da parte di alcuni studiosi contemporanei, il Buddhismo come una religione 'atea' .

Testi buddhisti


Il monaco buddhista Geshe Konchog Wangdu legge dei sutra da una vecchia edizione xilografica del Kanjur.

Fra i testi più antichi del Buddhismo si annoverano i cosiddetti canoni: il Canone Pali (o Pali Tipitaka), il Canone cinese (Dàzàng jing), e il Canone tibetano (composto dal Kanjyur e dal Tenjyur) così denominati in base alla lingua degli scritti.

Il Canone Pali è proprio del Buddhismo Theravada, e si compone di tre pi?aka, o canestri: il Vinaya Pi?aka, o canestro della disciplina, con le regole di vita dei monaci; il Sutta Pi?aka o canestro della dottrina, con i sermoni del Buddha; infine l'Abhidhamma Pi?aka o canestro della fenomenologia in ambito cosmologico, psicologico e metafisico, che raccoglie gli approfondimenti alla dottrina esposta nel Sutta Pi?aka.

Il Canone cinese si compone di 2.184 testi a cui vanno aggiunti 3.136 supplementi tutti raccolti in 85 volumi. Il Canone tibetano si suddivide in due raccolte, il Kangyur (composto da 600 testi, in 98 volumi, riporta discorsi attribuiti al Buddha Shakyamuni) e il Tanjur (Raccolta, in 224 volumi, di 3.626 testi tra commentari e insegnamenti). Parte dei Canoni cinese e tibetano si rifanno ad un precedente Canone tradotto in sanscrito ibrido sotto l'Impero Kushan e poi andato in buona parte perduto. Questi due Canoni furono adottati dalla tradizione Mahayana che prevalse sia in Cina che in Tibet. Il Canone sanscrito riportava tutti i testi delle differenti antiche scuole e dei differenti insegnamenti presenti nell'Impero Kushan. La traduzione di tutte queste opere dalle originali lingue pracritiche a quella sanscrita (una sorta di lingua dotta 'internazionale' come lo fu il latino nel Medioevo europeo) fu voluta dagli stessi imperatori kushan. Buona parte di questi testi furono successivamente trasferiti in Tibet e in Cina sia da missionari kushani (ma anche persiani e sogdiani), sia riportati in patria da pellegrini. Da segnalare che le regole monastiche (Vinaya) delle scuole presenti oggi in Tibet e in Cina derivano da due antichissime scuole indiane (vedi Buddhismo dei Nikaya), rispettivamente dalla Mulasarvastivada e dalla Dharmaguptaka.

Correnti del Buddhismo

In India

Il Buddhismo si estinse in India, paese d'origine, approssimativamente attorno al XIV secolo. Tuttavia durante più di 1500 anni di storia il Buddhismo Indiano ha sviluppato indirizzi e interpretazioni diverse, anche estremamente complesse. Lo sviluppo di tale complessità si rese necessaria con il continuo confronto dottrinale sia all'esterno delle Comunità monastiche con le scuole Brahmaniche e Jaina, sia all'interno delle stesse per svelare progressivamente gli insegnamenti (soprattutto i c.d. "inesprimibili") contenuti negli antichi Agama-Nikaya. Le scuole nate nel sub-continente indiano nel corso di questi 1500 anni di storia sono suddivisibili in tre gruppi:

* Il Buddhismo dei Nikaya, un insieme di scuole buddhiste sorte nei primi secoli dopo la morte del Buddha Shakyamuni (vedi anche Concili buddhisti) che non riconoscevano la canonicità degli insegnamenti riportati nei Prajnaparamitasutra e nel Sutra del Loto, scritture successivamente denominate come sutra Mahayana e che oggi compaiono nel Canone cinese e nel Canone tibetano. Da una di queste scuole del Buddhismo dei Nikaya, la Vibhajyavada, origina l'importante scuola cingalese, tutt'oggi diffusa nel Sud-Est asiatico, denominata Theravada.

* Buddhismo Mahayana o del "Grande Veicolo", sviluppatosi a partire da alcune comunità buddhiste antiche ma con l'accoglimento degli insegnamenti riportati nei Prajñaparamita Sutra e del Sutra del Loto. Buona parte del Buddhismo Indiano a partire dal II secolo fino alla sua scomparsa è rappresentato o influenzato da questa corrente, in seno alla quale meritano particolare menzione gli indirizzi Madhyamika, Cittamatra e il Buddhismo Vajrayana. La quasi totalità delle differenti scuole oggi presenti in Estremo Oriente appartengono a questo Veicolo.

* Il Buddhismo Tantrico è anch'esso Mahayana, e rappresenta la controparte buddhista di un fenomeno più ampio nelle religioni dell'India, il Tantrismo, che ha influenzato anche l'Induismo. Si sviluppò in seno al Buddhismo Mahayana e ne influenzò profondamente la pratica, almeno dal VI secolo in poi. Anche noto come Mantrayana, la sua forma più organizzata è più conosciuta come Buddhismo Vajrayana o Veicolo del Diamante. Antiche cronache del Buddhismo come la "Storia dell'avvento del Dharma in India" (tib. rGyar-gar chos-'byung) redatta nel 1608 dallo storico tibetano Taranatha Kunga Nyingpo attestano che, almeno dal X secolo, i centri universitari buddhisti in India dispensavano soprattutto insegnamenti tantrici. Pressocché tutte le scuole tibetane, ma anche diverse scuole estremo-orientali come la giapponese Shingon, appartengono oggi a questo Veicolo.

Il Buddhismo fuori dall'India

Un moderno tempio buddhista a Qibao, Shanghai, Cina.


Tra le tradizioni che fuori dall'India hanno avuto una lunga storia e un'evoluzione in parte indipendente ricordiamo:

* Il Buddhismo Theravada o degli Anziani: Sri Lanka, Myanmar, Thailandia, Cambogia e Laos.
* Il Buddhismo cinese, che è storicamente all'origine del Buddhismo coreano, del Buddhismo giapponese e di una parte del Buddhismo vietnamita. Dal Buddhismo giapponese proviene la scuola buddhista Zen che unitamente al nuova organizzazione religiosa, anch'essa di orgine giapponese, Soka Gakkai, risulta tra le scuole buddhiste più diffuse in Occidente.
* Il Buddhismo tibetano praticato in Tibet e in Mongolia e in epoche diverse in Cina, Ladakh, Bhutan, parti del Nepal, presso i Tatari e i Calmucchi in Europa, nello Yunnan nord-orientale e, un tempo, come Buddhismo Vajrayana in Asia Centrale, Kashmir, Giava, Birmania e Bengala.
* Il Buddhismo in Occidente presente negli Stati Uniti, in Europa ma anche in Canada e in Australia.





Da Wikipedia, l'enciclopedia libera


Torna ai contenuti | Torna al menu
Statistiche