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Manicheismo

Manicheismo
Il Manicheismo fu la religione fondata dal partico Mani nella seconda metà del III secolo d.C. frutto di una rivelazione ricevuta dal suo fondatore da parte dello Spirito della luce che si presentò a lui come suo "gemello" spirituale. Essa si presenta come una sintesi di tutti i sistemi religiosi allora noti. Univa dualismo zoroastriano, cultura babilonese, etica buddhista e diversi elementi cristiani, soprattutto di derivazione gnostica e battista. Poiché in questo crogiuolo di idee la teoria di due principi eterni, bene e male, è fondante, il Manicheismo è classificato come una forma di dualismo religioso. Esso si diffuse con straordinaria rapidità sia ad Oriente che ad Occidente, dove potrebbe essere sopravvissuto in maniera sparsa e periodica (Africa, Spagna, Francia, Italia settentrionale, Balcani) per un millennio. Tuttavia, attecchì principalmente nella sua terra d'origine (Mesopotamia, Babilonia, Turkestan) e si radicò anche più ad Oriente, in India Settentrionale, Cina Occidentale e Siberia fino all'anno 1000. Ebbe successo in particolar modo presso il popolo degli Uiguri, dai quali venne proclamato "religione di Stato". Il suo credo, dopo aver subìto dure persecuzioni nell'Europa cristiana, nell'Asia centrale ed occidentale prima mazdeista e poi musulmana e in Cina, sparì progressivamente. Le ultime tracce del credo manicheo si registrano, intorno al XV secolo, in Cina. In un certo senso, il manicheismo fu la forma più perfetta dello gnosticismo poiché combinò, nella sua forma migliore, il dualismo ed il rifiuto del Vecchio Testamento.
Indice
Dottrina e disciplina
Il Manicheismo si basava sulla netta divisione della realtà in due principi opposti in lotta tra loro: il Bene ed il Male, o meglio, la Luce e le Tenebre. All'origine dei tempi il Regno delle tenebre, dominato dall'aggressività e dalla ottusità, invase il Regno della luce e, dalla loro commistione, ebbero origine il Mondo e gli uomini. I due principi, quindi, coesistono in ogni aspetto della natura e quindi negli uomini, la cui unica possibilità di salvezza consiste nel separare completamente i due principi primordiali, in modo da potersi riunire con il "Re della luce", simile al Dio gnostico. Da esso emanarono dei messaggeri che dovevano insegnare agli uomini a scoprire e a liberare la Luce che era in loro. L'ultimo di essi fu Mani, cui avrebbe fatto seguito la conflagrazione purificatrice (eredità stoica) che si sarebbe protratta per 1468 anni. Pertanto, preservare e liberare la sostanza luminosa dall'inquinamento della materia era il fine ultimo dell'esistenza di ogni manicheo.
A differenza dello Gnosticismo, che esibiva talvolta tendenze antinomiche, il Manicheismo presentava una struttura fortemente gerarchizzata; gli uomini erano divisi in tre categorie: coloro che erano legati alla terra (potremmo dire al "divenire"), coloro che percepivano l'esistenza di un Creatore, senza però concepire la separazione tra Luce e Tenebre e quelli che questa separazione comprendevano. Questi ultimi, che erano i fedeli del Manicheismo, si dividevano a loro volta in due grandi categorie: gli Eletti e gli Uditori.
Gli "Eletti"
Coloro i quali si dedicavano completamente a questa missione erano gli "Eletti" o "Perfetti", i Primates Manichaeorum. Lo stile di vita degli "Eletti" aveva una somiglianza impressionante con quello dei monaci buddisti. L'unica differenza consisteva nel loro divieto di stabilirsi permanentemente in qualunque luogo. La vita di questi asceti doveva essere molto dura. Gli era vietata la proprietà privata, non potevano mangiare carne o bere vino, non dovevano gratificare alcun desiderio sessuale, non potevano prendere parte ad alcuna occupazione servile, gli era vietato l'esercizio del commercio o il possesso di una casa, non potevano praticare magie o qualsiasi altra religione. I loro doveri erano sanciti dai tre signacula:
* il sigillo della bocca (oris), che proibiva parole impure e cibi impuri, come la carne o il vino. Erano permesse solo la frutta e la verdura. In particolare, la carne risvegliava il demone dell'oscurità che era all'interno dell'uomo. Fra i vegetali, alcuni, come i meloni e la frutta contenente olio erano specialmente raccomandati, poiché i manichei pensavano che contenessero molte particelle di luce, le quali, una volta consumate dal perfetto si sarebbero liberate;
* il sigillo delle mani (manuum), che proibiva qualsiasi lavoro manuale, compresi l'uccisione di animali e la raccolta della frutta;
* il sigillo del seno (sinus), che proibiva i pensieri malvagi ed il matrimonio, inteso come procreazione. Per i manichei, infatti, la propagazione della razza umana era un male assoluto, perché impediva alla Luce di svincolarsi dalla materia. Sant'Agostino d'Ippona (specialmente De Moribus Manichaeorum) inveì fortemente contro il ripudio manicheo del matrimonio, in quanto essi condannavano più la procreazione in se stessa che l'impudicizia.
Dopo la loro morte, costoro potevano raggiungere immediatamente la luce attraverso il Sole e la Luna. La cosa che però più colpisce, è il numero estremamente ridotto dei Perfetti noti alla storia.
Uditori
Coloro i quali, per la fragilità umana, erano incapaci di astenersi dalle gioie terrene, sebbene accettassero i dogmi manichei, erano chiamati "Uditori", Auditores, o "Catecumeni". La gran massa dei seguaci di Mani (99%) erano Uditori. Costoro erano vincolati solo dai Dieci Comandamenti di Mani che vietavano l'idolatria, la mendacia, l'avidità, l'assassinio, la fornicazione, il furto, l'inganno, la magia, l'ipocrisia (intesa come infedeltà segreta al manicheismo) e l'indifferenza religiosa. Loro primo dovere era il mantenimento e la quasi adorazione degli Eletti. Li rifornivano di cibo e rendevano loro omaggio in ginocchio, implorandone la benedizione. Essi li consideravano esseri superiori e, nella loro collettività, pensavano che costituissero l'eone della rettitudine. Oltre a questi dieci comandamenti ed all'obbligo del mantenimento, i doveri comuni a tutti erano due: preghiera e digiuno. Per la loro salvezza, gli Uditori potevano sperare nella metempsicosi, la trasmigrazione della loro anima in un Perfetto o nel passaggio dalla loro condizione a quella di Eletto, ma tale passaggio non richiedeva solamente un cambiamento radicale nello stile di vita, era possibile solo col beneplacito dei Perfetti, che erano gli unici giudici in merito.
Preghiera e digiuno
La preghiera era obbligatoria quattro volte al giorno: a mezzogiorno, nel tardo pomeriggio, dopo il tramonto e tre ore più tardi. Essa veniva effettuata rivolgendosi al sole o, di notte, alla luna; quando né sole né luna, erano visibili, allora ci si rivolgeva verso nord, la direzione in cui si trovava il trono del re di Luce. Ogni preghiera era preceduta da una purificazione cerimoniale con acqua o, in mancanza di acqua, con altre sostanze al modo musulmano. Esse erano accompagnate da dodici prostrazioni indirizzate alle varie personalità nel reame di luce: il Padre di Maestà, il Primo Uomo, il Legatus Tertius, il Paraclito (Mani), i Cinque Elementi, e così via. Le preghiere consistevano principalmente in una sequenza di epiteti lodatori e contenevano una piccola supplica. I tempi e l'atteggiamento della preghiera erano intimamente legati con i fenomeni astronomici, così era per l'obbligo del digiuno. Tutti digiunavano il primo giorno della settimana in onore del sole; i Perfetti digiunavano anche il secondo giorno in onore della luna. Tutti digiunavano i due giorni successivi ad ogni novilunio; ed una volta l'anno nel plenilunio, ed all'inizio del primo quarto di luna. Inoltre, l'ottavo giorno di ogni mese veniva osservato un digiuno dall'alba al tramonto.
Riti, cerimonie e sacramenti
Dei riti e delle cerimonie manichee si conosce molto poco. Osservavano una grande solennità, quella del Bema, anniversario della morte di Mani. Essa veniva preceduta da una vigilia di preghiera e letture spirituali. Il giorno della festa, poi, veniva posizionata su una piattaforma in rilievo, a cui si ascendeva tramite cinque gradini, una sedia vuota. Non si conoscono ulteriori dettagli. Sant'Agostino, comunque, sosteneva che la loro festa per la commemorazione della morte di Mani superava in solennità quella della Morte e Resurrezione di Cristo.
I Manichei dovettero anche possedere un qualche genere di battesimo e di eucaristia. L'epistola sul battesimo, che faceva parte della letteratura sacra dei manichei, sfortunatamente è andata persa, comunque le fonti cristiane immaginano l'esistenza di ambedue questi riti. Di importanza maggiore del battesimo era il Consolamentum o "Consolazione", un'imposizione delle mani effettuata da un Eletto dal quale un Uditore era ricevuto.
Organizzazione e gerarchia
La gerarchia dei Manichei e le sue regole sono ancora oscure. Mani, dal canto suo, sicuramente intendeva essere il capo supremo della moltitudine dei suoi seguaci. Decise, anche, che il suo successore in questa dignità avrebbe dovuto risiedere a Babilonia. Questo alto ministero, nelle fonti arabe, è noto come Imamato; ad oriente sembra avesse posseduto almeno un'importanza temporanea, mentre ad occidente probabilmente non fu mai conosciuto o riconosciuto. In ogni caso non è giunto fino a noi alcun elenco di questi supremi pontefici del manicheismo. Sui doveri e diritti dell'Imamato oggi non esistono informazioni.
Secondo fonti occidentali ed orientali la Chiesa Manichea era divisa in cinque classi gerarchiche; Sant'Agostino li chiamava Magistri, Episcopi, Presbyteri, Electi, ed Auditores; nel linguaggio mistico manicheo questi termini cristianizzati rappresentavano i figli della mitezza, della ragione, della conoscenza, del mistero e della comprensione. Questa gerarchizzazione della sua Chiesa, o regno della luce sulla terra, fu sicuramente suggerita dalle predilezioni astrologiche di Mani per il numero cinque, così evidenti nella sua cosmogonia. Magistri ed Episcopi corrispondono, probabilmente, ad un adattamento dei Legontes e dei Drontes dei misteri greci e babilonesi, mentre il termine Presbyteri, probabilmente, deriva dal Sabian Kura.
Elementi comuni con il Cristianesimo
Qualche volta è stato affermato che alcuni collegamenti con il cristianesimo furono introdotti quando il manicheismo iniziò a rapportarsi con l'Occidente, in realtà essi furono intessuti fin dall'inizio dallo stesso Mani, poiché il cristianesimo era, probabilmente, la religione più diffusa in tutta la Mesopotamia. Mani, il cui scopo era fondare un sistema comprensivo di tutte le religioni note, non poteva non tentare di incorporare il cristianesimo. Tant'è che nelle prime parole della sua proclamazione nel giorno dell'incoronazione di Sapore I, egli parlò di Gesù che era venuto ai paesi occidentali.
Il collegamento era, tuttavia, puramente esterno ed artificiale. Il nocciolo del manicheismo era composto da astrologia e folclore caldei miscelati in un rigido schema dualistico; se il cristianesimo fu inserito, fu solamente per la circostanza storica che non poteva essere ignorato.[senza fonte] Di conseguenza Mani si proclamò il Paraclito promesso da Gesù; rifiutò l'intero Vecchio Testamento, ma ammise le parti del Nuovo che gli andavano bene; in particolare rifiutò gli Atti degli Apostoli, perché parlavano della discesa dello Spirito Santo al passato. I manichei modificarono molte parti dei vangeli, ma dove un testo sembrava favorirli, essi seppero usarlo[senza fonte]. Per rendersi conto dell'estrema ingegnosità con la quale i manichei selezionavano e manipolavano i testi delle sacre scritture, si devono leggere gli scritti antimanichei di Sant'Agostino, che nelle Confessioni riporta come da giovane fosse stato affascinato dai manichei[senza fonte].
Sebbene Mani si proclamasse il Paraclito, egli non si definì mai una divinità, ma con grande umiltà si faceva chiamare "Apostolo di Gesù Cristo per la provvidenza di Dio Padre".
Gesù Cristo era per Mani un semplice eone o personificazione persistente di Luce nel mondo. Il Gesù di Nazareth storico fu completamente ripudiato e definito come "il figlio di una povera vedova" (Maria), "il Messia ebreo che gli ebrei crocifissero", "un diavolo che fu giustamente punito per aver interferito nel lavoro dell'Eone Gesù". Tale era, secondo Mani, il Cristo che i cristiani adoravano come Dio. La Cristologia manichea era puramente docetica, il suo Cristo sembrava essere un uomo, sembrò vivere, soffrire, e morire solo per simboleggiare la sofferenza della luce in questo mondo.
Sebbene Mani usasse il termine "Vangelo" per il suo messaggio, il suo Vangelo chiaramente non era nel senso cristiano. Egli, inoltre, "ingannava" gli avventati con l'uso di termini evidentemente cristiani, come Padre, Figlio, e Spirito Santo per designare le personalità divine, ma un sguardo alla sua cosmogonia dimostra come questo travestimento fosse fragile.[senza fonte] Ciononostante, parlò così cautamente, esortando semplicemente alla fede in Dio, nella Sua luce, nel Suo potere, e nella Sua saggezza, che molti lo seguirono.
Diffusione e storia del Manicheismo
La diffusione del manicheismo fu caratterizzata dalla presenza di missionari che cercarono di propagandare il loro credo non solo in Siria ed in Palestina, ma anche in Africa, Europa e Cina. In alcune regioni, la loro opera di proselitismo creò un serio pericolo per il giovane cristianesimo. Caratteristica del manicheismo fu la loro suddivisione in piccoli gruppi. Tale suddivisione gli permetteva una più ampia diffusione geografica e gli garantiva, in caso di persecuzioni, maggiori possibilità di sopravvivenza.
Manicheismo ad oriente
Il manicheismo nacque sotto il segno delle persecuzioni, da quella che portò alla morte il suo fondatore, a quelle successive, durissime, dei Sassanidi, così come dagli imperatori a Roma. Nonostante ciò, il manicheismo si diffuse molto rapidamente. Il suo più grande successo si esplicò nei paesi ad est della Persia, tanto che, nell'anno 1000 lo storico arabo Al-
Poiché il manicheismo adottò come testi sacri anche tre apocrifi cristiani, il Vangelo di Tommaso, l'Insegnamento di Addai apostolo ed il Pastore di Erma, presto si formò la leggenda che Tommaso, Addai, ed Hermas fossero stati i primi grandi apostoli del sistema di Mani. Si supponeva che Addai avesse predicato ad oriente (ta tes anatoles), Tommaso in Siria, ed Hermas in Egitto. In ogni caso, prima della morte di Mani, il manicheismo era sicuramente conosciuto in Giudea, dove fu portato da Akouas ad Eleutheropolis nel 274 (Sant'Epifanio di Salamina, Haereses, LXVI, I). Sant'Efrem il Siriano (378) si lagnava che nessun paese era più corrotto dal manicheismo della Mesopotamia dei suoi giorni dove, ad Edessa fu praticato fino al 450. Il fatto che fu contrastato da Eusebio di Emeso, Giorgio di Laodicea, Apollinare di Laodicea, Diodoro di Tarso, San Giovanni Crisostomo, Epifanio di Salamina, e Tito di Bostra, dimostra come il pericolo manicheo fosse percepito dai cristiani come onnipresente e mortale. Intorno al 404, Giulia una nobile donna antiochena, tentò con la sua ricchezza e la sua cultura di convertire la città di Gaza al manicheismo, ma senza successo. A Gerusalemme, San Cirillo ebbe molti convertiti manichei fra i suoi catecumeni e confutò a lungo i loro errori. Nilo da Rossano riportava di sette segrete manichee nel Sinai fino al 430.
Nell'impero romano d'oriente il manicheismo raggiunse lo zenit tra il 375 e il 400, ma poi declinò rapidamente per rispuntare fuori alla metà del VI secolo. L'Imperatore Giustiniano I di Bisanzio stesso disputò la loro dottrina; Fotino di Sirmio disputò pubblicamente con Paolo il Persiano. Il manicheismo, comunque, fece proseliti fra le classi più alte della società. Ma questa sua recrudescenza fu presto soppressa. Tuttavia, dopo essere rimasti nascosti per un certo periodo in territorio musulmano, invasero di nuovo l'Impero bizantino con il nome di Pauliciani o Bogomili.
I seguenti sono gli editti imperiali che furono emessi contro il manicheismo:
* Diocleziano (Alessandria, 31 marzo 296) comandò al Proconsole d'Africa di perseguitarli, definendoli setta sordida ed impura recentemente venuta dalla Persia, da distruggere fin dalla radice (stirpitus amputari). I suoi capi e propagatori avrebbero dovuto essere bruciati insieme ai loro libri; la massa dei fedeli decapitata, e le persone che simpatizzavano per loro condannate alle miniere; tutti i loro beni avrebbero dovuto essere confiscati.
* Costantino I, l'editto rimase, almeno nominalmente, in vigore.
* Costanzo II, l'editto rimase, almeno nominalmente, in vigore.
* Giuliano, il manicheismo sembrò essere tollerato.
* Valentiniano I, sebbene tollerante verso altre sette, fece eccezione per i manichei.
* Graziano, sebbene tollerante verso altre sette, fece eccezione per i manichei.
* Teodosio I, con un editto del 381 privò i manichei dei diritti civili e li dichiarò incapaci di disposizioni testamentarie. L'anno seguente li condannò a morte con il nome di Encratiti, Saccoforesi, e Acquarini.
* Valentiniano II confiscò i loro beni, annullò i loro testamenti, e li esiliò.
* Flavio Onorio, nel 405, reiterò gli editti dei suoi predecessori, multò tutti i governatori di città o province che si dimostravano negligenti nell'eseguire i suoi ordini, invalidò tutti i loro contratti, li dichiarò banditi e criminali pubblici.
* Valentiniano III, nel 445, reiterò gli editti dei suoi predecessori.
* Anastasio I di Bisanzio condannò a morte ogni manicheo.
* Giustino I di Bisanzio e Giustiniano I di Bisanzio decretarono la pena di morte, non solo contro i manichei che persistevano nella loro eresia, ma anche contro i convertiti dal manicheismo che rimanevano in contatto con i loro precedenti correligionari, o che non li denunciavano immediatamente ai magistrati. Pesanti sanzioni penali furono similmente decretate contro tutti gli ufficiali dello Stato che non denunciavano i loro colleghi, se erano manichei, e contro tutti quelli che possedevano libri manichei. Fu una guerra di sterminio che all'interno dei confini dell'Impero Bizantino, ebbe apparentemente successo.
Manicheismo ad occidente
Ad occidente la culla del manicheismo fu l'Africa Proconsolare, dove sembra avesse avuto un secondo apostolo inferiore solo a Mani, un'ulteriore incarnazione del Paraclito, Adimantus. Prima del 296 il Proconsole Giuliano aveva scritto all'imperatore che i manichei minavano la pace della popolazione e provocavano danno alle città. Diocleziano rispose con un editto di persecuzione e non se ne seppe più nulla fino ai giorni di Sant'Agostino d'Ippona, che aderì alla setta per ben nove anni prima di convertirsi al cristianesimo. Comunque, l'esponente più famoso del manicheismo africano fu Fausto di Mileve, che Agostino confutò in un'opera di 33 libri. Il 28 e 29 agosto 392, Sant'Agostino confutò anche un certo Fortunato in una discussione pubblica tenuta nei Bagni di Sossio. Successivamente, il 7 dicembre 404, Sant'Agostino disputò con Felice, un presbyterus manicheo. Lo convinse dell'errore della sua via e gli fece scagliare l'Anatema su Mani. Negli ultimi 25 anni della sua vita Agostino non scrisse contro il manicheismo, per questo si pensa che in quel periodo l'importanza della setta decrebbe in una certa misura. Quando i Vandali ariani conquistarono l'Africa, i manichei pensarono di sopraffare il clero ariano entrando segretamente nelle loro file, ma Unerico (477-
L'espansione del manicheismo in Spagna e Gallia è avvolta dall'oscurità per l'incertezza sul vero insegnamento di Priscilliano.
È ben noto come sant'Agostino (383) trovasse rifugio a Roma nella comunità manichea, che doveva essere considerevole. Secondo il Liber Pontificalis, già papa Milziade (311-
Si riparla di eresia Manichea con l'apparire in Oriente dell'eresia di Pauliciani e Bogomili e in Occidente con Catari e Patarini (o Patereni in Bosnia): difficile documentare un legame diretto con la religione di Mani, anche se vi sono alcune indubitabili corrispondenze. Più probabile un uso medievale della parola "Manicheo" semplicemente come sinonimo di "Dualista" (vedi anche Manichei Medievali).
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